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	<title>Rivista Scuola IaD &#187; Rino Caputo</title>
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	<description>Modelli, Politiche R&#38;T</description>
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		<title>Editoriale</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Oct 2013 08:20:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rino Caputo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 7/8 - 2013]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Università non sta bene e la cosa è da gran tempo conclamata. Ma, nei decenni del trascorso secondo Novecento, alle situazioni di stallo facevano seguito accelerazioni del riassetto del sistema e degli operatori che incontravano altresì, con relativamente buona armonia, le novità epistemologiche e metodologiche delle tecnologie della ricerca e della didattica, con l’apprestamento concomitante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Università non sta bene e la cosa è da gran tempo conclamata. Ma, nei decenni del trascorso secondo Novecento, alle situazioni di stallo facevano seguito accelerazioni del riassetto del sistema e degli operatori che incontravano altresì, con relativamente buona armonia, le novità epistemologiche e metodologiche delle tecnologie della ricerca e della didattica, con l’apprestamento concomitante di relativamente adeguati sostegni finanziari. Le nozze, insomma, non si facevano coi fichi secchi.</p>
<p>Oggi, dopo la legge 240 del 2010, più nota come (famigerata) ‘legge Gelmini’, la ‘riforma’ del sistema, delle strutture e degli operatori, si misura con la ‘rivoluzione’ dei tagli: delle strutture e, soprattutto, degli operatori. La <em>ratio</em> è quella di concentrare, razionalizzare, funzionalizzare. L’organico docente, in particolare, è stato pressoché dimezzato dagli interventi apparentemente non punitivi ma, di fatto, restrittivi, volti, appunto, ad ‘asciugare’ le risorse. Della ricerca, certo. Ma, soprattutto, della didattica.</p>
<p>Ora, c’è chi ha cercato e cerca di cogliere nella crisi, nonostante tutto, l’opportunità di (un nuovo) sviluppo. Basterebbe, ad esempio, convertire la rigida modalità dell’impiego dell’organico di ruolo con la flessibile realtà dell’impegno gradualmente  e progressivamente ‘indeterminato’ del docente-ricercatore.</p>
<p>Ciò potrebbe favorevolmente tradursi in situazione feconda e, al limite, virtuosa, nel mondo della ‘distanza’. Si pensi, infatti, a come si sono evolute le tecnologie della didattica fin dal tempo del primo ‘insegnamento a distanza’. Oggi si insegna ‘nella distanza’, con parametri teorici e pratici mutati, e la trasmissione è biunivoca, multidirezionale, interattiva e con sempre nuove e inaspettate connotazioni.</p>
<p>Importante è, nella distanza, il passaggio del dare e del prendere, la relazione tra il dare e il prendere i prodotti del sapere e della sua trasmissione.</p>
<p>Così, forse, si potrà realizzare un motto (già) antico: lavorare meno, lavorare meglio, lavorare tutti.</p>
<p>Nella temperie particolare attraversata attualmente dall’Università  di Roma “Tor Vergata” la situazione sopradescritta può costituire un autentico chairòs: un’opportunità, certo, ma, anche, una svolta più complessiva, soprattutto per le realtà più evolute della struttura accademica, a partire dalla Scuola IaD ovvero dal centro di produzione e trasmissione dell’università nella distanza.</p>
<p>Al nuovo Rettore, Giuseppe Novelli, scienziato innovatore e uomo di cultura di immediata sensibilità umanistica, che si appresta a iniziare il suo mandato sessennale, facciamo i più sentiti auguri di buon lavoro, convinti che ogni consapevole intervento riformatore sulle strutture e sulle persone non può avere il carattere distruttivo minacciato e, in qualche caso, effettuato, dalle più recenti politiche scolastiche e universitarie, bensì quel giusto equilibrio tra le necessità e le potenzialità, tra il dover essere e il voler essere.</p>
<p>E l’università nella distanza sarà parte integrante di questo proficuo cammino.</p>
<p>Rino Caputo</p>
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