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	<title>Rivista Scuola IaD &#187; e-learning</title>
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	<description>Modelli, Politiche R&#38;T</description>
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		<title>Filippo Dal Fiore, Guido Martinotti, E-Learning, Milano, MC-Graw-Hill, 2006</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 14:19:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Zizioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[e-learning]]></category>

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		<description><![CDATA[Milano, McGraw-Hill, 2006,  pp.V-.203
L’e-learning c’è.
Questa la battuta introduttiva del testo di Filippo Dal Fiore e Guido Martinotti che viene definito dagli stessi autori, un manuale per orientarsi e progettare iniziative di e-learning di successo.
E’ormai a tutti noto che in un sistema di e-learning entrano in gioco diversi elementi: i modelli teorici, le tecnologie, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Milano, McGraw-Hill, 2006,  pp.V-.203</h2>
<p>L’e-learning c’è.<br />
Questa la battuta introduttiva del testo di Filippo Dal Fiore e Guido Martinotti che viene definito dagli stessi autori, un manuale per orientarsi e progettare iniziative di e-learning di successo.<br />
E’ormai a tutti noto che in un sistema di e-learning entrano in gioco diversi elementi: i modelli teorici, le tecnologie, le tecniche di progettazione formativa, le risorse umane e finanziarie.<br />
La progettazione richiede un’analisi rigorosa ed accorta di questi fattori che inevitabilmente condizionano la riuscita dell’impresa.<br />
Per questo il volume indaga sia il mondo dell’apprendimento, con l’esame delle varie teorie, sia delle tecnologie, passando in rassegna le potenzialità e i limiti dell’uno e dell’altro.<br />
La riflessione sull’apprendimento si misura con i modelli teorici in uso (comportamentismo, cognitivismo, costruttivismo, andragogia) per stabilire quali sinergie sono attivabili con un’iniziativa di  e-learning.<br />
Anche per le tecnologie, l’esame è approfondito: si passa  dalle più comuni alle più recenti: dagli strumenti per la comunicazione sincrona e asincrona, ai blog, dalle simulazioni ai wiki, dalle comunità on-line ai learning objects, all’utilizzo di Google in chiave formativa, a numerose altre applicazioni. Ogni strumento viene preso in esame approfonditamente, riguardo sia al modello teorico su cui si fonda, sia alle “pratiche” e alle regole del suo buon utilizzo.<br />
Per le risorse finanziarie il metodo proposto è quello dell’activity-based costing che ha il pregio di scandire l’intero processo in attività quantificabili in voci di costo monitorabili, dalla fase di progettazione a quelle dell’erogazione e della valutazione. La scomposizione in fasi aiuta a comporre il calcolo sul ritorno dell’investimento (ROI), che risulta complesso nelle iniziative di formazione in quanto entrano in gioco variabili intangibili come l’aumento della produttività e della performance delle stesse risorse umane.<br />
Nel tratteggiare le diverse professionalità (dal project manager all’esperto della materia, dal writer al grafico, dal programmatore al revisione della qualità), gli autori,  raccomandano di non dare troppo rilievo alla componente tecnologica marginalizzando gli obiettivi di apprendimento e i bisogni dell’utenza finale.<br />
La specificità dell’utenza, infatti, è aspetto, troppo spesso trascurato in quanto a fare la differenza in un progetto di e-learning e a decretarne il suo successo, è proprio il modo con cui verrà proposto e recepito dai suoi destinatari. Per questo viene dedicata la parte centrale del manuale a studiare il rapporto tra i vari mondi (della scuola, dell’università, della grande e piccola impresa, della pubblica amministrazione) e l’e-learning, evidenziando gli approcci a volte “attendisti” a volte “precursori” assunti dalle organizzazioni.<br />
Ne emerge un quadro chiaro con riferimenti ad esperienze di successo e l’individuazione dei fattori trasversali che se, riconosciuti e monitorati, potranno determinare l’esito del progetto, indipendentemente dall’ambito di applicazione. Vengono segnalati: l’attitudine delle persone verso la tecnologia, gli stili di apprendimento e insegnamento in gioco, il change management.  Per chi scrive è importante evidenziare che qualsiasi cambiamento richiede coraggio, tempo, energia e fiducia alle persone che lo dovranno attuare. Per questo è importante individuare processi e tracciare percorsi. Esistono modelli, ma spetterà ad ogni organizzazione operare la scelta ed adattarla alle proprie esigenze.<br />
Nella progettazione, accanto alla combinazione dei fattori distintivi, ci sono i rischi. Essi altro non sono che le stesse opportunità mal utilizzate o comunque non governate nelle loro più autentiche potenzialità: la velocità se non controllata diventa frammentazione; l’abbondanza di informazioni se non finalizzata all’obiettivo, ha insita la dispersività; l’utilizzo di più strumenti può generare un sovraccarico cognitivo, ostacolo non secondario per l’attivazione delle dinamiche profonde di apprendimento.<br />
Esistono anche limiti intrinseci che ci sentiamo di condividere in tutta la loro complessità: la perdità di fisicità  nella relazione formativa, per esempio. Una delle tematiche ricorrenti nella discussione sull’e-learning è proprio quella relativa al senso di solitudine che il corsista “a distanza” sperimenta nella fruizione dei materiali predisposti nell’ambiente on line.<br />
Gli autori propongono di non esaurire l’intero processo in attività a distanza, promuovendo la “sopravvivenza” dei vecchi media e dei modelli formativi tradizionali.<br />
Nel volume viene anche indagato il fenomeno del digital divide ed esplorato nelle sue varie manifestazioni:di accesso,generazionale, di genere, di competenze linguistiche e tecniche, di collocazione geografica, di livello di sviluppo del Paese in cui si vive (Nord/Sud del mondo).<br />
Gli autori non tratteggiano soluzioni miracolose, ma portano esperienze concrete affinché vengano promosse politiche ed azioni di ampio respiro per la promozione del life-long learning rilanciando la ricerca come il mezzo privilegiato per trovare nuove soluzioni.<br />
Tratteggiati gli scenari, indagati gli strumenti, analizzate le pratiche, si pone allora il quesito: quali le prospettive?<br />
Il volume termina con un paradosso la cui verifica è demandata al lettore stesso: sia egli un ricercatore, un docente, un tecnico di piattaforme, :”l’e-learning è destinato a scomparire, dal momento che, diventando la tecnologia sempre più comune e non intrusiva, non vi si fa più quasi caso” <sup class='footnote'><a href='#fn-439-1' id='fnref-439-1'>[1]</a></sup>.<br />
Si arriverà cioè ad un punto in cui la tecnologia sarà acquisita, quello che rimarrà è il learning, un apprendimento che si connota come processo complesso e articolato perché disteso per tutto l’arco della vita in un scenario caratterizzato da rapide e inarrestabili trasformazioni dei modelli economici e sociali.<br />
Ecco che allora ai singoli, ma anche alle organizzazioni, sarà sempre più richiesto di diventare responsabili e “imprenditori” del proprio processo di crescita, autonomi e autodiretti, rinunciando a trovare chi decida come e cosa apprendere.<br />
Da qui le traiettorie di sviluppo e le linee prospettiche: a chi progetta piattaforme e/o software, la sfida di avvicinare il modello della macchina, logico, rigido, programmabile, al mondo delle interazioni umane dove oltre alla razionalità, permangono le emozioni e l‘imprevedibilità ;a chi eroga formazione, la flessibilità e la capacità di riconvertire il proprio ruolo, “ perché l’apprendimento c’è “ e non  potrà venir meno.<br />
Nel concludere queste note, oltre a consigliare la lettura del testo, che si chiude con un  ampia ed articolata bibliografia, riteniamo che il vero paradosso sia proprio che l’e-learning sarà destinato a coloro che non appartengono ai contesti di chi lo ha sviluppato. Potrà essere,quindi,uno strumento di promozione sociale e culturale, avendo a monito che,come scriveva Adriano Olivetti, nel 1956, : “ se l’economia, la tecnica, la macchina prevarranno sull’uomo nella loro inesorabile logica meccanica, l’economia, la tecnica, la macchina non serviranno che a congegnare ordigni di distruzione e di disordine” <sup class='footnote'><a href='#fn-439-2' id='fnref-439-2'>[2]</a></sup>.</p>
<div class='footnotes'>
<div class='footnotedivider'></div>
<ol>
<li id='fn-439-1'></span>Filippo dal fiore, Guido martinotti,  E-learning, Milano, McGraw-Hill, 2006, p.173.<span style="font-size: 10pt;"> <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-439-1'>&#8617;</a></span></li>
<li id='fn-439-2'>Adriano Olivetti, Città dell’uomo, Torino, Edizioni di Comunità, 2001, p.9. <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-439-2'>&#8617;</a></span></li>
</ol>
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		<title>e-Learning per la Scuola e l&#8217;Università: due giornate di studio promosse da SIe-L e Scuola IaD</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jan 2008 10:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Ceccherelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 1 – 2008/2009]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[e-learning]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione a distanza]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei giorni 20 e 21 maggio 2008, presso il C.N.R. di Roma, si sono tenute due giornate di studio promosse dalla SIe-L (Società Italiana di e-Learning) e dalla Scuola IaD, dedicate al ruolo dell&#8217;e-learning nella Scuola e nell&#8217;Università.
Sono stati due giorni di riflessione sullo stato dell&#8217;arte dell&#8217;istruzione a distanza in Italia e che, a dispetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei giorni 20 e 21 maggio 2008, presso il C.N.R. di Roma, si sono tenute due giornate di studio promosse dalla SIe-L (Società Italiana di e-Learning) e dalla Scuola IaD, dedicate al ruolo dell&#8217;e-learning nella Scuola e nell&#8217;Università.<br />
Sono stati due giorni di riflessione sullo stato dell&#8217;arte dell&#8217;istruzione a distanza in Italia e che, a dispetto del titolo dell&#8217;evento, ha tenuto conto non soltanto degli ambienti scolastici e universitari, ma anche del rapporto con il mondo dell&#8217;impresa, della Pubblica Amministrazione, a livello nazionale, regionale e comunale. Un&#8217;apertura emersa sia nel corso degli interventi programmati che nella discussione seguita all&#8217;Assemblea degli associati SIe-L; un&#8217;apertura che si è rivelata non tanto come opportunità, ma come esigenza, come necessità, per tentare di ridare un ruolo centrale alla ricerca in Italia e per evitare di svincolare ancora di più l&#8217;ambiente preposto alla formazione (sia scolastico che accademico) con il resto del mondo, con le dinamiche sociali che sono anche dinamiche economiche, politiche, relazionali.<br />
Nel corso della prima giornata, la mattinata è stata dedicata ad interventi strutturati su temi generali ma significativi di una situazione attuale: l&#8217;e-learning in relazione al cambiamento sociale e alla società dell’informazione, la situazione nelle università, le prospettive di utilizzo nelle scuole per il recupero dei debiti formativi, il concetto di competenza digitale e dunque di maturità di utilizzo del mezzo. Interventi che hanno in parte ribadito quanto è ormai noto da anni, soprattutto dal punto di vista concettuale, e per il resto offerto dati interessanti per quanto riguarda l&#8217;applicazione effettiva dei modelli di e-learning nella pratica quotidiana, i lati positivi e le criticità riscontrate.<br />
Si è passati poi a due eventi più specifici: l&#8217;Assemblea degli associati SIe-L e, nel pomeriggio, il Tavolo interistituzionale dell&#8217;ISFOL (Istituto per lo Sviluppo della Formazione dei Lavoratori); due momenti di discussione sulle prospettive che la SIe-L e il mondo dell&#8217;e-learning italiano si vogliono (o forse si debbono) dare per poter fare sistema, fare rete, per far sì che le varie &#8220;anime&#8221;, i vari campi operazionali dell’istruzione a distanza si integrino e collaborino al fine di una minore dispersione, una migliore efficacia applicativa. Si sono succeduti rappresentanti del mondo accademico, della Pubblica Amministrazione e dell&#8217;impresa, ciascuno concorde sulla necessità di collaborazione, di reciproca apertura e contaminazione.<br />
La seconda giornata è stata invece incentrata sul concetto e le esperienze di TEL (Technology Enhanced Learning) ovvero il campo che riguarda in senso più ampio le tecnologie dell&#8217;apprendimento, e dunque anche l&#8217;e-learning. Dal lato teorico sono stati presentati altri interventi in linea con quelli della prima giornata, con uno occhi di rigurado, comunque, anche al consolidato, al già fatto, oltre che all&#8217;innovativo, a quanto ancora c’è da fare. Nel pomeriggio si è poi passati alla pratica, con la presentazione da parte di sviluppatori, tutor e studenti della piattaforma di e-learning LIFE, supervisionata dal prof. Carlo Giovannella del Mifav dell&#8217;Università di Roma Tor Vergata. Un momento di testimonianza da parte di chi l&#8217;e-learning lo ha fatto e lo sta facendo, sia dal lato docente che dal lato studente, e in cui si è cercato di mettere in risalto soprattutto ciò che di positivo può venir fuori dall&#8217;istruzione a distanza, il suo valore aggiunto.<br />
In definitiva, due giornate che hanno mantenuto la promessa di confronto, di discussione, di prospettiva; uno sguardo al presente, dunque, ma con una particolare attenzione al (prossimo) futuro.<br />
<h4><a href="http://rivista.scuolaiad.it/download/e-learning-per-la-scuola-e-l-universita-due-giornate-di-studio-promosse-da-siel-e-scuola-iad-ceccherelli.pdf" title="Scarica e-Learning per la Scuola e l’Università - due giornate di studio promosse da SIe-L e Scuola IaD (Ceccherelli)" target="_blank">Scarica "e-Learning per la Scuola e l’Università - due giornate di studio promosse da SIe-L e Scuola IaD (Ceccherelli)" in formato PDF</a>.<h4></p>
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		<title>Per l’e-Learning nelle università italiane</title>
		<link>http://rivista.scuolaiad.it/n01-200801/per-le-learning-nelle-universita-italiane</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2008 11:32:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Ragone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 1 – 2008/2009]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche]]></category>
		<category><![CDATA[e-learning]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nostro paese è in ritardo, ma possiamo e dobbiamo recuperare, e stiamo costruendo le condizioni istituzionali perché questo possa avvenire più rapidamente. Le scelte compiute dal governo negli anni 2003-2006 hanno deviato il sistema in una direzione sbagliata, occorreva invertire la rotta, e su un terreno appositamente minato. La scelta di abbandonare l’e-learning delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro paese è in ritardo, ma possiamo e dobbiamo recuperare, e stiamo costruendo le condizioni istituzionali perché questo possa avvenire più rapidamente. Le scelte compiute dal governo negli anni 2003-2006 hanno deviato il sistema in una direzione sbagliata, occorreva invertire la rotta, e su un terreno appositamente minato. La scelta di abbandonare l’e-learning delle università alle iniziative spontanee, “aprendo il mercato” a nuove università telematiche – per lo più private, apriva uno scenario potenzialmente devastante, del quale si sono visti solo i primi movimenti: canali di formazione a livello di primo e secondo ciclo universitario “facili” e fuori da ogni dinamica di controllo della qualità, accaparramento della formazione universitaria degli adulti lavoratori da parte di questi nuovi attori, spinta oggettiva alla delegittimazione dell’e-learning nelle università “normali”. La tutela del nuovo business si è spinta a tal punto da sottrarre l’istituzione delle “telematiche” e l’istituzione e attivazione dei loro corsi a ogni controllo da parte della pure assai timida filiera della valutazione prevista dalle leggi per ilo nostro sistema di istruzione superiore.</p>
<p>Bloccare la proliferazione di un business politicamente protetto che ha spinto avventurosi imprenditori a travestirsi da “ateneo” con scarsissima competenza (le iscrizioni – l’università più facile si paga – avrebbero più che compensato le spese per i docenti – senza dover comunque assumere nessuno) era il primo imperativo. Nel complesso, questo è avvenuto. Ma la posta in gioco è quella di una vera, organica ed efficiente regolazione della materia, che stimoli l’<em>altro </em>movimento: la vera diffusione pervasiva dell’e-learning delle università, l’interconnessione e ibridazione con la didattica e con le forme dell’apprendimento che stanno mutando sensibilmente, e infine l’estensione dell’e-learning universitario come strumento fondamentale per la “terza missione” delle università, vale a dire (oltre alla ricerca e alla formazione dei giovani) il life-long-learning, e in particolare la formazione superiore degli adulti/ dei lavoratori.</p>
<p>Il decreto interministeriale in corso di emanazione, e altri provvedimenti connessi, si muovono in quella direzione: procedure e requisiti di accreditamento dei corsi a distanza, tali da richiedere e al tempo stesso da favorire un investimento in questa direzione da parte delle università, e tali da scoraggiare le iniziative avventurose e da smontare la stessa idea che un soggetto dotato di numeri ridicoli di docenti possa essere riconosciuto e promosso come una università. Si definisce come “corso di studio a distanza” delle Università un corso di laurea che preveda l’apprendimento mediante sistemi telematici per almeno due terzi del numero complessivo di CFU. I requisiti generali e i criteri organizzativi e di qualità per l’istituzione e l’attivazione dei corsi di studio a distanza e in ogni caso per le attività formative delle Università che prevedono apprendimento mediante sistemi telematici sono definiti dal Ministro, su parere dell’ANVUR. E comunque, i requisiti strutturali, organizzativi e di qualificazione dei docenti dei corsi di laurea sono ricondotti alla disciplina “normale” degli ordinamenti didattici (la regola dei dodici docenti di ruolo per una laurea triennale, per esempio, di cui è prevedibile una consistente riduzione a sei in caso venga attivato un corso di laurea on line omologo). I requisiti organizzativi e tecnici sul piano del coordinamento, della formazione di insegnanti e tutor, della gestione amministrativa, delle integrazioni di sistema, della trasparenza dell’offerta formativa, della qualità dell’interazione didattica, dei ruoli e forme dell’attività di tutoraggio, delle forme della verifica in itinere e finale, e delle soluzioni tecnologiche  intesi come criteri “di qualità” sulla base dei quali è possibile l’accreditamento e la valutazione periodica – sono stati ridisegnati con il contributo del gruppo di lavoro nominato dal ministro Mussi, del quale fanno parti autorevoli esperti universitari, alcuni dei quali sono ai vertici della SIe-L.</p>
<p>L’emanazione del decreto di riforma è una tappa decisiva, indispensabile per dare forza al movimento. Ma i compiti a cui l’azione di governo deve rispondere, di lì in avanti, sono più complessi. Occorre infatti che la questione esca dall’emergenza e occupi il giusto rilievo all’interno dell’agenda politica ed operativa dell’università. Le permanenti resistenze di settori del corpo docente, che non sono altra cosa dalla resistenza più generale a riflettere e innovare in materia di didattica, vanno attenuate affrontando temi finora inevasi (per es. il pieno riconoscimento delle attività di insegnamento on line, una chiara disciplina della trasferibilità dei crediti, una regolamentazione circa i temi del copyright per i learning objects, ecc). Vanno favorite le reti tra università, e anche i consorzi tra università e soggetti in grado di fornire infrastrutture e collaborazione a vario titolo. E occorre costruite reti in grado di portare a sistema l’offerta che è già a disposizione, e può essere estesa orizzontalmente, migliorata qualitativamente e promossa a livello nazionale (e internazionale). In particolare, l’offerta – da coordinare anche a livello di reti regionali supportate dalle Regioni &#8211; di moduli utili per la formazione permanente. Nell’insieme, si tratta di azioni che richiedono anche investimento di risorse (in una certa misura reperibili, soprattutto con fondi CIPE), oltre a un nuovo set di indicatori e incentivi specifici nel sistema di finanziamento attraverso FFO sulla base della attività di valutazione dell’ANVUR, e a un forte coordinamento istituzionale delle università con MiUR e Regioni per dare vita a reti organizzate rivolte agli adulti.</p>
<p>Ultima, ma non ultima in ordine di importanza, la scelta culturale di fondo, in favore della qualità: l’e-learning non è la didattica di chi “non può frequentare normalmente”, quindi di settori potenzialmente esclusi e comunque “diversi”. E’ invece una delle forme metamorfiche dell’università che cambia perché cambia la comunicazione, e con essa tutti i processi culturali. Gli studenti <em>non possono apprendere se non in un ibrido tra il libro e le tecnologie digitali. </em>Un fatto semplice ma decisivo, che ci sfida a ribaltare i modelli, costruendo comunità di apprendimento, e praticando l’immissione diretta degli studenti nella ricerca e nel lavoro professionale concreto. Al centro dell’università del XXI secolo, e dunque non solo come modello della “classe” in e-learning, è il gruppo di ricerca, il laboratorio, la comunità che ricerca e apprende.</p>
<p>Una trasformazione che va considerata nella sua problematicità, ma anche nella sua necessità e per le nuove opportunità che si aprono. La <em>mission</em> che viene affidata alle università è complessa e trasversale: formare giovani e adulti, ricercare e trasferire, contribuire alla vita del paese e alla crescita globale come motori dell’innovazione. Potrà rispondervi solo una università aperta, ma non digeribile dal mercato. Una istituzione che si senta autonoma, protagonista, fuori dalla cristallizzazione inerziale e particolaristica delle vecchie forme. In grado di sostenere la sfida della massa critica, della qualità, della competizione a livello almeno europeo e della valutazione come criterio generale per ogni scelta di investimento.</p>
<h4><a href="http://rivista.scuolaiad.it/download/per-l-e-learning-nelle-universita-italiane-ragone.pdf" title="Scarica Per l’e-Learning nelle università italiane (Ragone)" target="_blank">Scarica "Per l’e-Learning nelle università italiane (Ragone)" in formato PDF</a>.<h4>
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		<title>Un&#8217;esperienza di e-learning con le piattaforme in uso alla Scuola IaD</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jan 2008 11:40:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Orazi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 1 – 2008/2009]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca & Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[e-learning]]></category>
		<category><![CDATA[scuola iad]]></category>
		<category><![CDATA[studio a distanza]]></category>
		<category><![CDATA[telecomunicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La Scuola IaD inizia nel 1997 la sua attività di erogazione di corsi in modalità teledidattica mettendo a disposizione degli iscritti i materiali statici componenti i moduli dei corsi prelevabili dal sito Web della struttura; queste unità didattiche sono redatte dagli autori dei corsi (all&#8217;epoca solo di perfezionamento) con l&#8217;elaboratore di testi Microsoft Word secondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Scuola IaD inizia nel 1997 la sua attività di erogazione di corsi in modalità teledidattica mettendo a disposizione degli iscritti i materiali statici componenti i moduli dei corsi prelevabili dal sito Web della struttura; queste unità didattiche sono redatte dagli autori dei corsi (all&#8217;epoca solo di perfezionamento) con l&#8217;elaboratore di testi Microsoft Word secondo le convenzioni redazionali formalizzate in un modello (file .dot) e successivamente convertite nel formato PDF per facilitarne la fruizione su ogni tipo di piattaforma e renderli non modificabili.<br />
L&#8217;esigenza pressante di passare dalla fruizione statica di contenuti digitali ad un&#8217;autentica modalità di apprendimento elettronico (e quindi di sfruttare il valore aggiunto che potenzialmente l&#8217;e-learning è in grado di offrire) ha spinto la sezione informatica della Scuola alla sperimentazione e alla comparazione di strumenti Open Source sia dal punto di vista del modello didattico sottostante (in stretta collaborazione con la docenza ed i manager didattici) che da quello strettamente tecnico.</p>
<p>La prima sperimentazione riguarda la piattaforma Claroline, sviluppata a partire dal 2000 all&#8217;interno dell&#8217;Università Cattolica di Lovanio, in Belgio e rilasciata con licenza GPL. Si tratta di un ambiente (Learning Management System) di stampo collaborativo, definito dagli stessi autori piattaforma di E-Learning e di E-Working indipendente dal sistema operativo e funzionante con qualsiasi browser Web. Claroline è stato sviluppato usando il linguaggio PHP e necessita della presenza sul server del database management system MySQL. L&#8217;utilizzo di tale piattaforma all&#8217;interno della Scuola IaD si è limitato alle funzioni di content management per creare un archivio strutturato di materiali ad uso interno della segreteria e dei docenti, ma non si è concretizzato nell&#8217;erogazione di corsi; in pratica è rimasto uno strumento sperimentale a supporto della rete Intranet della struttura con cui si è potuto valutare la risposta degli attori coinvolti ad un tentativo di reingegnerizzazione della didattica.</p>
<p>Successivamente, anche in seguito al recepimento della normativa contenuta nella cosiddetta Legge Stanca (04/2004) in merito all&#8217;accessibilità dei siti Web nella pubblica amministrazione, la scelta si è indirizzata in direzione di strumenti che fossero conformi ai requisiti previsti. Inizia così nel 2004 la sperimentazione e poi l&#8217;adozione della piattaforma <em>ATutor</em>, ancora basata su linguaggio PHP e database MySQL e sviluppata dall&#8217;Adaptive Technology Resource Centre dell&#8217;Università di Toronto.<br />
Per la prima volta, gli studenti dei corsi Master universitari svolgono per intero la propria attività didattica all&#8217;interno di un ambiente didattico integrato con possibilità di interazione con docente, tutor ed altri iscritti. Per i corsi di Laurea la sperimentazione (limitata ad alcuni insegnamenti) si estende anche all&#8217;utilizzo di un forum, di una chat e alla fruizione ipertestuale dei contenuti: quest&#8217;ultima modalità consente inoltre la consultazione di un glossario, di note a piè di pagina e di materiali esterni di approfondimento. Nella fase iniziale della sperimentazione, si forma un gruppo di studio (formato da sviluppatori, docenti e personale del management didattico) con l&#8217;obiettivo di introdurre modifiche al codice sorgente di ATutor che lo rendano più soddisfacente per le particolari esigenze dei corsi erogati e in definitiva per tenere conto delle caratteristiche proprie della didattica nella Scuola IaD. Si progettano e implementano funzionalità tra cui l&#8217;incipit degli studi, gli appunti dello studente, la possibilità di inserire nuovi tipi di quesiti nei questionari e di effettuare ricerche avanzate con il motore integrato.</p>
<p>Pur avendo ottenuto buoni riscontri dall&#8217;utilizzo della piattaforma ATutor, nel 2005 la Scuola IaD decide di avviare la sperimentazione della piattaforma <em>Moodle</em>, sempre un prodotto Open Source basato sullo stack LAMP. <em>Moodle</em> (originariamente acronimo per Modular Object-Oriented Dynamic Learning Environment) è una piattaforma concepita in Australia nel 2002 da Martin Dougiamas per la produzione di corsi internet-based di stampo costruzionista e il cui sviluppo è attualmente diretto dall&#8217;omonima compagnia situata a Perth. Un&#8217;estesa mole di documentazione, integrata su base giornaliera dagli interventi sul forum ufficiale della comunità, facilita la risoluzione dei problemi incontrati in fase di progettazione dei materiali e sostituisce in modo soddisfacente il servizio di assistenza fornito con gli omologhi prodotti commerciali (Blackboard e simili).</p>
<p>Il passaggio alla nuova piattaforma è stato motivato principalmente dall&#8217;esigenza di adottare un prodotto con una più vasta rete di sviluppo ed una comunità di utilizzatori più numerosa (sono 25.281 i siti <em>Moodle</em> registrati nel maggio del 2007) così da assicurare un costante aggiornamento del codice sorgente; oltre a questo la piattaforma è perfettamente compliant allo standard SCORM (mentre con <em>ATutor</em> si presentavano alcuni problemi nell&#8217;esportazione/importazione di pacchetti in tale formato) e ai requisiti di accessibilità, permette di autenticare gli utenti su database esterno o tramite server LDAP (evitando così la duplicazione degli account) e mette a disposizione strumenti per questionari e verifiche molto più evoluti e raffinati. Inoltre, dalla versione 1.7 in poi è stata introdotta l&#8217;astrazione dal tipo di database, caratteristica che in prospettiva rende possibile il passaggio a DMBS come Oracle o Microsoft SQL Server. La sperimentazione presso la Scuola IaD coinvolge un numero limitato di master di nuova attivazione nell&#8217;anno accademico 2006/2007 e in seguito agli ottimi riscontri per quanto riguarda l&#8217;usabilità (sia dal lato docente che da quello dello studente) ed il modello didattico, si decide di consolidarne l&#8217;adozione ed estenderla anche ai corsi di Laurea triennali, cosa che avverrà nei mesi successivi.</p>
<p>Contemporaneamente, si adotta la piattaforma <em>Moodle</em> anche come strumento per lo svolgimento dei test finali (in presenza) dei Master universitari, potendo vantare un ventaglio di opzioni che la rendono sicura anche in situazioni di maggiore criticità e di carico elevato (ripristino del test in caso di interruzione del servizio, monitoraggio del tempo di svolgimento degli esami, finestre del browser protette, etc.). La semplicità di installazione e di re-importazione dei dati contenuti nel database fa di <em>Moodle</em> la soluzione elettiva per la Scuola IaD anche per quanto riguarda gli esami svolti fuori sede, che avvengono connettendo via ethernet il computer portatile che funge da server (su cui viene preventivamente installata e popolata la piattaforma Moodle) alla stessa LAN dell&#8217;aula informatica, senza necessità di modifiche che non siano quelle legate agli indirizzi di rete.</p>
<p>A partire dall&#8217;anno accademico 2007/2008 si è affiancata alla piattaforma <em>Moodle</em> anche la piattaforma <em>Life</em>, interamente concepita, progettata e sviluppata all&#8217;interno dell&#8217;ISIM_Garage dell&#8217;Università degli Studi di Roma Tor Vergata. <em>Life</em>, basata anch&#8217;essa su linguaggio server-side PHP e database MySQL, basa il suo modello didattico sul concetto di e-learning come esperienza, culturalmente ed emotivamente soddisfacente. Allo stato attuale <em>Life</em> è in fase di sperimentazione e la Scuola IaD ne partecipa attivamente al processo di sviluppo, volendone costituire la piattaforma di riferimento per docenti e studenti, dotandola di strumenti e funzionalità all&#8217;avanguardia, rispondenti pienamente alle esigenze dell&#8217;Istruzione a Distanza.</p>
<h4><a href="http://rivista.scuolaiad.it/download/un-esperienza-di-e-learning-con-le-piattaforme-in-uso-alla-scuola-iad-orazi-ranchicchio.pdf" title="Scarica Un’esperienza di e-learning con le piattaforme in uso alla Scuola IaD (Orazi-Ranchicchio)" target="_blank">Scarica "Un’esperienza di e-learning con le piattaforme in uso alla Scuola IaD (Orazi-Ranchicchio)" in formato PDF</a>.<h4>
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		<title>Editoriale</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jan 2007 09:20:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aurelio Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 0 - 2007]]></category>
		<category><![CDATA[e-learning]]></category>
		<category><![CDATA[studio a distanza]]></category>

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		<description><![CDATA[La Scuola Istruzione a Distanza (IaD), ormai non più bambina ed ancora non adulta, saluta l’intervento del suo Presidente, del Magnifico Rettore, quale inizio di giorni più creativi e impegnativi, più ricchi, più saggi. La Scuola IaD può costruire le condizioni del confronto sulla teledidattica, sullo studio a distanza per comunicare, per mettere in comune esperienze, idee, progetti; lo fa con tre iniziative [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>La vita è una partenza continua. Ogni giorno si va più lontano dalle cose fatte, da se stessi. (J. Brodskij)</p></blockquote>
<p>La Scuola Istruzione a Distanza (IaD), ormai non più bambina ed ancora non adulta, saluta l’intervento del suo Presidente, del Magnifico Rettore, quale inizio di giorni più creativi e impegnativi, più ricchi, più saggi. La Scuola IaD può costruire le condizioni del confronto sulla teledidattica, sullo studio a distanza per comunicare, per mettere in comune esperienze, idee, progetti; lo fa con tre iniziative:</p>
<ol>
<li>la <strong>Rivista Scuola IaD</strong> on line</li>
<li>l’istituzione di cinque premi per tesi di laurea che affrontino il tema della IaD muovendo da aree scientifico-disciplinari quali didattica, economia, informatica, medicina e telecomunicazioni</li>
<li>la preparazione di un convegno internazionale in occasione dei suoi primi 10 anni di attività, nel settembre 2007.</li>
</ol>
<h2 style="margin: 10px 0 "><span style="color: #e03a3a; text-decoration: none;">Rivista Scuola IaD</span> | Modelli, Politiche R&amp;T</h2>
<p><strong>Rivista Scuola IaD</strong> nasce multidisciplinare e multilaterale come la Scuola IaD che registra la presenza di docenti designati da tutte e sei le Facoltà dell’Università Tor Vergata.</p>
<p>E’ una rivista aperta, trasversale nel senso della filosofia che nel passato attraversava altri saperi e ne traeva alimento; nel senso delle ingegnerie in tempi più recenti ed ora dell’l’informatica e della telematica e in specie delle tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC), che oggi sono a fondamento della IaD e/o all’<em>e-Learning</em>.</p>
<p>Quali oneri assumerà la <strong>Rivista Scuola IaD</strong>? Forse anche quelli ostici dell’indagine sui rapporti tra metodo e oggetto della investigazione scientifica e di qui sulla didattica che fattasi euristica potrà tornare a porre le sue domande alla stessa investigazione. Nessuno discute che la formazione sussegua agli esiti della ricerca; pochi avvertono che tali esiti divengono e sono sapere nell’interazione didattica con le domande dei discenti che sono da sempre le più umili quotidiane ali del sapere.</p>
<p>Nell’immediato almeno un onere è però ineludibile: cercare e raccogliere certezze e dubbi, entusiasmi e diffidenze, sperimentazioni ed opinioni quale che sia l’interesse scientifico preminente degli interlocutori. Il sottotitolo <em>Modelli, politiche, ricerca&amp;tecnologie</em> segnala la pluralità degli approcci problematici alla IaD e/o all’<em>e-Learning</em>. Dunque, <strong>Rivista Scuola IaD</strong> quale cimento di idee, quale crogiolo  di progetti e programmi, di scelte politiche e, con riguardo alla Scuola IaD, anche di opzioni politico- istituzionali</p>
<p>Si inscrive in questo orizzonte la scelta della Scuola IaD di investire 15 mila euro in premi per tesi di laurea che abbiano scelto la IaD e/o l’<em>e-Learning</em> quale <em>tòpos</em> della ricerca di diverse aree scientifico-disciplinari e professionali, perché la teledidattica da un lato evidenzia in massimo grado la trasversalità pervasiva delle TIC in tutti i campi del sapere e del saper fare e dall’altro seduce e contamina le forme tradizionali della didattica in presenza.</p>
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		<title>Paradigmi e prassi dell&#8217;e-Learning: un dialogo possibile</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jan 2007 14:01:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Spinelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 0 - 2007]]></category>
		<category><![CDATA[e-learning]]></category>
		<category><![CDATA[metodologie]]></category>

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		<description><![CDATA[Abstract
Il presente contributo nasce con un preciso intento: avviare una discussione interdisciplinare in cui i saperi che ruotano intorno alla formazione/educazione a distanza possano trovare una condivisione di linguaggi, processi, pratiche.
La questione della diffrazione fra teoria e pratica è annosa e problematica, così come lo è l’individuazione/sperimentazione di possibili soluzioni. Si è così pensato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Abstract</h2>
<p>Il presente contributo nasce con un preciso intento: avviare una discussione interdisciplinare in cui i saperi che ruotano intorno alla formazione/educazione a distanza possano trovare una condivisione di linguaggi, processi, pratiche.<br />
La questione della diffrazione fra teoria e pratica è annosa e problematica, così come lo è l’individuazione/sperimentazione di possibili soluzioni. Si è così pensato di dar vita ad un breve “dialogo” per mettere a confronto le istanze teorico-metodologiche e pratico-gestionali intorno alla riflessione sui «Modelli nell’e-learning». Nella certezza che l’innovazione tecnologica vada assunta nei suoi migliori aspetti grazie ad un’innovazione di processi si propone una dialettica fra le due istanze (teorica e pratica) che apra la discussione e il dibattito intorno alle possibili sintesi. Pertanto, questo lavoro nasce dall’incontro di esperienze professionali differenti eppure orientate verso un comune obiettivo: la conoscenza e la gestione di progetti/prodotti e-learning di qualità.<br />
Ovviamente, la discussione avviata è parziale, ma può essere considerata una “dichiarazione epistemologica”, una piattaforma di partenza per avviare una riflessione in cui tutte le figure professionali coinvolte nei processi formativi apportino contributi specifici, eppure dialettici.</p>
<h2>Sommario</h2>
<ol>
<li>La nozione generale di “modello”</li>
<li>I modelli nelle scienze umane e in pedagogia</li>
<li>I modelli dell’e-learning (EL) e la IAD</li>
<li>Interazione studente/contenuto – Content &amp; support [erogative]</li>
<li>Interazione studente/docente – Wrap around [active]</li>
<li>Interazione studente/studente – Integrated model [collaborative]</li>
<li>Il paradigma costruttivistico</li>
<li>I cinque principi dell’istruzione</li>
<li>Le ICT e la pedagogia del problem solving</li>
<li>Esiti del paradigma costruttivistico</li>
</ol>
<h4><a href="http://rivista.scuolaiad.it/download/barbagallo-spinelli-modelli.pdf" title="Leggi l'intero saggio Paradigmi e prassi dell’e-Learning: un dialogo possibile" target="_blank">Leggi l'intero saggio "Paradigmi e prassi dell’e-Learning: un dialogo possibile" in formato PDF</a>.<h4>
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		<item>
		<title>E-learning e ICT nelle Università europee. Modelli e prospettive</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jan 2007 13:57:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco C. Ugolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 0 - 2007]]></category>
		<category><![CDATA[e-learning]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Abstract
Nella recente evoluzione dell’istruzione superiore in Europa un ruolo molto importante è giocato dalle nuove tecnologie e dall’e-learning. Data la centralità che il settore ha nell’economia del Vecchio Continente, per valutarne modelli e prospettive, la Commissione Europea ha promosso diverse ricerche che hanno permesso di individuare vari aspetti di notevole rilievo. Il presente contributo si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Abstract</h2>
<p>Nella recente evoluzione dell’istruzione superiore in Europa un ruolo molto importante è giocato dalle nuove tecnologie e dall’e-learning. Data la centralità che il settore ha nell’economia del Vecchio Continente, per valutarne modelli e prospettive, la Commissione Europea ha promosso diverse ricerche che hanno permesso di individuare vari aspetti di notevole rilievo. Il presente contributo si sofferma ad analizzarne alcuni fra i più cruciali.<br />
In un’istituzione come quella universitaria, che, per via della sua specificità, ha visto l’introduzione dell’e-learning soprattutto per mezzo di singoli progetti di alcuni docenti “pionieri”, è giunto il momento di porre maggiore attenzione, da parte della dirigenza, sulla strategicità politica degli interventi. Le iniziative dei singoli, nell&#8217;ambito dell&#8217;autonomia didattica, naturalmente continuano a costituire un importante punto di forza per le università ma sempre più si palesa l&#8217;esigenza di  fornire loro adeguati supporto e formazione.<br />
Un altro aspetto importante riguarda le forme di partnership tra diversi atenei relativamente alla tematica dell’e-learning, per le quali emergono diversi modelli, su alcuni dei quali incide anche l’orientamento al mercato delle università europee.</p>
<h2>Sommario</h2>
<div class="parti-da-zero">
<ol>
<li>IAD, innovazione tecnologica e Lifelong learning</li>
<li>Il rapporto Virtual Models
<ol>
<li>Una strategia per l’integrazione delle ICT nell’università</li>
<li>Le collaborazioni tra università possono aiutare l’integrazione delle ICT?</li>
</ol>
</li>
<li>Il rapporto del progetto ELUE
<ol>
<li>La Finlandia e la Finnish Virtual University</li>
<li>Il caso francese
<ol>
<li>Strategia e consorzi: quali vantaggi reali?</li>
<li>L’impatto sui docenti</li>
</ol>
</li>
<li>Il caso italiano</li>
</ol>
</li>
<li>Conclusioni</li>
</ol>
<h4><a href="http://rivista.scuolaiad.it/download/ugolini-modelli.pdf" title="Leggi l'intero saggio E-learning e ICT nelle Università europee. Modelli e prospettive" target="_blank">Leggi l'intero saggio "E-learning e ICT nelle Università europee. Modelli e prospettive" in formato PDF</a>.<h4>
</div>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;avvento dell&#8217;«era organica»: la sfida pedagogica del XXI secolo</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jan 2007 13:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giovannella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 0 - 2007]]></category>
		<category><![CDATA[e-learning]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Abstract
L’epoca in cui viviamo è l’epoca della complessità, della caduta dei facili punti (ideologici) di riferimento, i quali orientavano le esistenze umane in un quadro di significati atti a fornire spessore di esperienza Ai luoghi della vita. Da un’esperienza carica di sensi, di affetti e di contenuti, tolti i punti di riferimento, tolti «fari e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Abstract</h2>
<p>L’epoca in cui viviamo è l’epoca della complessità, della caduta dei facili punti (ideologici) di riferimento, i quali orientavano le esistenze umane in un quadro di significati atti a fornire spessore di esperienza Ai luoghi della vita. Da un’esperienza carica di sensi, di affetti e di contenuti, tolti i punti di riferimento, tolti «fari e porti sicuri», restano semplici spazi di vita sempre più occupati da “faccende”, svuotati di relazioni significative e caratterizzanti. I &#8220;learning places&#8221; che si relazionano alla nuova condizione storica post-moderna rischiano anch’essi di assumere la fisionomia di non-luoghi spaziali e culturali, di diventare dei puri &#8220;spaces&#8221;: in molti casi lo sono già diventati. Occorre rispondere alla sfida pedagogica della postmodernità ritrasformando gli spazi dell’apprendimento in luoghi del vissuto esperenziale, contesti relazionali che mettano al centro del processo formativo una cultura del “progetto”, fornendo nuovi strumenti atti ad affrontare la complessità dell’era organica in cui – grazie all&#8217;embodiement della &#8220;macchina&#8221; – ogni artefatto e ogni spazio sta diventando più sensibile e intelligente, è connesso e co-evolve interagendo. Il passaggio dall’era delle macchine post-industriali e dell&#8217;HCI (Human Computer Interaction) a quello della rete e del design per l&#8217;interazione e per le espereinze, lascia intravvedere in ambito didattico diversi scenari di sperimentazione metodologica e nuove possibilità offerte dal fiorire delle tecnologie sviluppate per la comunicazione mediata. Sinora, tuttavia, non è stato ancora scalzato il paradigma dominante dell&#8217;interazione uomo-macchina, rimasto ancorato ad un rapporto uno-a-uno operante esclusivamente sul piano fisico-cognitivo. La sfida pedagogica del secolo XXI consisterà dunque nel saper gestire l’apprendimento e l’insegnamento in un’era completamente macchinizzata, tenendo testa alle derive “automatistiche”, per far fronte al dilagare dei non-luoghi, rivalutando la centralità dell&#8217;uomo, delle sue peculiarità comunicative e delle sue esperienze.</p>
<h2>Sommario</h2>
<ol>
<li>Il dilagare dei non-luoghi del vivere. La “post-modernità”</li>
<li>I luoghi dell’apprendimento. La situazione pedagogica nell’era della complessità</li>
<li>Dallo strumento alla «macchina post-industriale». L’Interazione Uomo Computer</li>
<li>Le reti. Dall’era post-industriale all’era organica</li>
</ol>
<h4><a href="http://rivista.scuolaiad.it/download/giovannella-ricercatec.pdf" title="Leggi l'intero articolo L’avvento dell’«era organica»: la sfida pedagogica del XXI secolo" target="_blank">Leggi l'intero articolo "L’avvento dell’«era organica»: la sfida pedagogica del XXI secolo" in formato PDF</a>.<h4>
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