Numero 12 - 2016

  • Numero 2 - 2010
  • Recensioni

Lorena Fasolino, Giuseppe Moscato, Quando la scuola si affaccia alla rete. Metafore, modelli e tecniche di realizzazione, Roma, Anicia, 2009

di Elena Zizioli

pp. 174, ISBN: 978-88-7346-549-2

Francia, dicembre 1997.  Lo studioso Philippe Perrenoud stila un decalogo sulle nuove competenze della funzione docente e tra queste suggerisce l’utilizzo delle nuove tecnologie [1]. Le valutazioni sono interessanti perché dopo rapidi cenni sull’utilizzo dei software in relazione agli obiettivi formativi, s’invita il lettore a riflettere sul fatto che la padronanza delle tecnologie è necessaria, ma non sufficiente.  “La vera incognita – scrive Perrenoud – consiste nel sapere se i professori utilizzeranno le tecnologie come aiuto all’insegnamento, per tenere lezioni sempre più illustrate da presentazioni multimediali, o per cambiare  paradigma e concentrarsi sulla creazione, sulla gestione e sul chiarimento delle situazioni di apprendimento” [2].

Negli anni ’90, anche in Italia, si registra un significativo ed inaspettato interesse per la multimedialità, l’interattività, i new media, internet e finalmente per la media education [3] . A più di dieci anni di distanza, le pubblicazioni che oggi analizzano il rapporto tra il mondo della scuola e le nuove tecnologie sono diventate esplicite, non ci si limita più ad un semplice invito. Si raccontano esperienze e realtà.

Nel volume Quando la scuola si affaccia alla rete gli autori, Lorena Fasolino e Giuseppe Moscato, rispettivamente un’esperta di multimedialità e un docente di scuola primaria, affrontano  il senso  di “essere in rete”  e ne disegnano i possibili scenari (nei primi due capitoli) per analizzare poi, (dal terzo al quinto capitolo) le esperienze concrete di scuole e docenti nella progettazione di un sito internet. Non manca neppure un capitolo conclusivo sulla valutazione, con la proposta di una scheda-tipo e  un’analisi comparativa di tre siti, rispettivamente di tre istituzioni:  65° Circolo Didattico di Roma, la rete delle scuole della provincia di Rieti, la scuola elementare di Longhena (Bo). Corredano il volume un glossario e una bibliografia ragionata. La premessa e l’introduzione sono di tutto rispetto, rispettivamente di Roberto Maragliano e Stefano Penge.

La filosofia di fondo che guida la riflessione e fa da sfondo alle pratiche descritte è ben sintetizzata dagli autori in questi passi: “internet ci spinge a confidare in una didattica decentrata e reindirizzata, per interessi, ruoli e metodi, verso un sistema d’apprendimento che abbia diversi centri e diverse attribuzioni di valori dove, facendo posto assieme al centro-insegnante anche alle ragioni e ai modi di un centro-studente e a quelli di quanti possano essere gli attori di cui se ne riconosca l’importanza, germoglino paradigmi conoscitivi caratterizzati da un pluralità sinergica di stili e di approcci condivisi tra chi insegna e chi apprende” (p. 27). Non è difficile intuire che  tutto ciò è realizzabile se al centro vi sono le persone, le loro intelligenze, i loro talenti. Nell’ipotesi  tratteggiata dagli autori l’ambiente di rete può costituire “un utile e accettabile strumento di sviluppo di alcuni elementi ‘facilitanti’, finalizzati a rendere autonomi e competenti i suoi principali abitanti, gli studenti, attraverso opportunità educative nelle quali chi apprende possa sentirsi parte di una comunità, abituarsi a non delegare, ma a partecipare, considerarsi ed essere considerato unico e attivo interprete di saperi che vengono messi in connessione con conoscenze e strutture cognitive personali, linguaggi e modi di azione che gli/le sono più vicini, contesti personalmente, affettivamente e socialmente per lui/lei significativi” (ibidem) [4].

C’è, dunque, la messa in discussione del modello, in quanto non si punta ad una “educazione tecnologica intesa come allungamento della lista delle “cose” da contemplare nel proprio mestiere di educatore o di studente, nel costante inseguimento di tecnicalità riferite a strumenti in perenne evoluzione, quanto l’opportunità di ripensare concretamente al sistema formazione, ai suoi assunti e alle sue pratiche” [5].

In sintesi, le nuove tecnologie non possono essere considerate semplicemente sussidi integrativi alle pratiche consolidate proprie della didattica tradizionale. L’innovazione non è qui. È nel superamento di una tradizione che ha da sempre concepito, nelle scuole italiane,  l’atto educativo come unicamente centrato sulla figura dell’insegnante e sul potere suggestivo ed esaustivo della parola.  “Di qui, -come ha scritto Farné – l’incapacità di vedere nella didattica un terreno vivo di elaborazione culturale, epistemologicamente complesso, in cui il rapporto fra insegnamento e apprendimento si rivela dinamico e problematico e dove le tecnologie della comunicazione portano, con le proprie specificità, un fattore di cambiamento e di ‘valore aggiunto” [6].

Ecco allora che le proposte concrete avanzate nel volume acquistano senso e significato e sono finalizzate appunto all’innovazione del processo didattico. La costruzione di ambienti comunicativi come un sito internet, per esempio, può stimolare la condivisione, promuovere forme di apprendimento personalizzato e collaborativo, sostenere la professionalità degli insegnanti, migliorare le relazioni con i genitori, creare occasioni diffuse di negoziazione e inclusione.

Lasciamo al lettore curioso indagare tra le pratiche e ai docenti interessati sperimentare direttamente gli strumenti consigliati (dal progetto grafico alle soluzioni software). Ci concentriamo, invece, sulla valutazione, operazione delicata, ma necessaria per misurare l’efficacia didattica anche del processo di costruzione di un sito.

Fasolino sottolinea, che gli orientamenti più diffusi concentrano l’analisi sugli aspetti di accessibilità. La sua proposta consiste, invece, nel tratteggiare una struttura che ( cfr. p.125) in continuità con le tesi sostenute nel testo, riporti sinteticamente e in concreto quanto ipotizzato in teoria. Tale struttura indaga le caratteristiche generali del sito legate a requisiti come l’accesso, la navigazione, l’orientamento, le sue possibilità funzionali, l’eventuale presenza di spazi rivolti ad interlocutori diversi: studenti, docenti, famiglie o altri attori che comunque possono interagire con la scuola. Il prodotto è una scheda “pronta per l’uso”, con domande guida,  nella quale si analizzano diverse componenti: dal come si entra al come si naviga, dal “che idea si dà di sé” ai servizi informativi e di comunicazione, dalla didattica on line all’ambiente studenti, insegnanti e genitori e alla presenza di altri attori. Per ciascuna di queste componenti è prevista la possibilità di esprimere un giudizio di tipo quantitativo (assegnando un valore numerico di una scala da o a 10) ed uno di tipo qualitativo, con l’inserimento di un commento che argomenta e giustifica il punteggio attribuito.

Per tracciare la direzione, possiamo recuperare le metafore utilizzate dagli autori nel figurare le differenti modalità della scuola di “affacciarsi alla rete”: ad un istituto educativo non basta presentare le proprie attività e lasciarsi scoprire come una “bacheca”, né avere un’area di confronto e di scambio ben rappresentata dal “cortile” interno, è necessario  che esso divenga “laboratorio” , “combinazione  – come si sottolinea nel testo – di strumenti, saperi, ragionamenti e percorsi che si svolgono all’interno di un ambiente sociale che tesse, intreccia e sperimenta idee e progetti” (p. 55).

Un ambiente, dunque, quello della didattica in rete, nel quale – precisano gli autori- “attraverso l’avvicinamento degli approcci interpretativi ed innovativi, dei bisogni astrattivi ed immersivi, delle identificazioni singole e collettive, si comincia ad intravedere la concreta possibilità di riconoscere ad ogni agente, coerentemente con le proprie abilità e conoscenze, uno stesso piano di autorità conoscitiva e un modello da importare per una migliore partecipazione democratica nella vita reale” (p. 57).

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  1. Cfr. P. Perrenoud, Dieci nuove competenze per insegnare, Roma, Anicia, 2009 (III ed.), pp. 133-148.
  2. Ivi, p. 148.
  3. Si vedano, tra i tanti testi disponibili : A. Calvani, I nuovi media. Perché, come, quando avvalersene, Roma, Carocci, 1999; R. Giannatelli, La media education sbarca in Italia, in: L. Masterman, A scuola di media. Educazione, media e democrazia nell’Europa degli anni ’90, Brescia, La Scuola, 1997.
  4. L. Fasolino, G. Moscato, Quando la scuola si affaccia alla rete, Roma, Anicia, 2009, p. 27.
  5. Ibidem.
  6. R. Farnè, Buona maestra tv, Roma, Carrocci, 2003, pp. 54-56.