Numero 12 - 2016

  • Numero 2 - 2010
  • Recensioni

Paolo Legrenzi, La fantasia. I nostri mondi paralleli, Bologna, Il Mulino, 2010

di Valentina D'Ascanio

Questo libro è da inserirsi all’interno della produzione scientifica dell’autore impegnato, da sempre, nello studio dei processi di pensiero e del loro dispiegarsi nei campi dell’innovazione, della creatività ed ora, della fantasia. Docente di Psicologia generale presso la Facoltà di design e di arti visive dell’Università di Venezia IAUV, presso i Dottorati di ricerca Bocconi e della Scuola Superiore S. Anna di Pisa, è autore di vari testi [1] dove delinea le modalità di funzionamento della mente e le implicazioni a livello sociale ed organizzativo.

L’introduzione prende le mosse da un episodio del quotidiano, l’osservazione di bambini piccoli mentre giocano, per dare una definizione di fantasia, intesa come tendenza umana a creare mondi alternativi su un piano individuale e collettivo (pag. 9), e per chiarire che oggetto di trattazione non saranno i prodotti generati da questa, ma i processi mentali che li sottendono. Filo conduttore è la necessità di superare la dicotomia tra fantasia e ragionamento logico in quanto è proprio la valutazione di una possibilità altra, diversa dal dato presente e per questo più immediato, la condizione che favorisce una comprensione del mondo e il considerare scenari alternativi. A sostegno di questa tesi l’autore riporta esempi tratti da avvenimenti politici e storici, opere letterarie e cinematografiche, fatti ed esempi tratti dal quotidiano, rendendo la lettura agevole anche per coloro che vogliono avvicinarsi alla tematica, conferendo così un taglio divulgativo all’opera.

L’ossatura del testo è formata da quattro capitoli completati da esercizi indirizzati a bambini, adolescenti ed adulti, e dalle conclusioni dove si opera un riassunto di quanto delineato. Il primo capitolo è dedicato alla differenzazione tra uso attivo della fantasia, che ci vede creatori di mondi alternativi da affiancare alla realtà, ed uso passivo dove il nostro ruolo è di semplici spettatori di storie fantastiche fornite dalla TV. Parimenti, sono delineate le differenze con altri prodotti della mente a cominciare dall’immaginazione, centrata su un mondo passato o futuro di cui non è possibile fare esperienza e riconducibile al campo delle credenze religiose, per proseguire con il flusso di coscienza distinguibile per il suo essere costituito da libere associazioni non collegabili a modalità e leggi, ed arrivare alle utopie collettive spesso infette da un’illusione di controllo e di prevedibilità e per questo alla base di disfatte storiche e politiche. La parte seguente, in un’ottica evolutiva, intende rintracciare l’origine della capacità di pensare il possibile, di come questa si sviluppi e della sua funzione nella vita dell’uomo. Per raggiungere tale scopo, l’autore si avvale di dati emersi da esperimenti condotti con bambini centrati sull’analisi delle condizioni alla base di questa capacità cognitiva.

Molto interessante risulta l’apporto derivante da ricerche etologiche grazie alle quali è possibile definire cosa renda la fantasia una caratteristica prettamente umana: se l’immaginazione visiva è propria anche delle specie animali, la possibilità di creare un mondo possibile ed alternativo presuppone una rappresentazione mentale della realtà prerogativa, questa, tipicamente umana. La comparsa sin da piccoli dei giochi di finzione, dove si finge di essere qualcun altro o si attribuiscono ad oggetti funzioni differenti, viene ricondotta alle modalità di cura per le quali da una parte, i bambini sono assistiti da un gruppo allargato che trasmette la cultura delle generazioni precedenti e dall’altra, hanno la possibilità di avere relazioni ludiche con altri coetanei. Riferimento per delineare l’importanza dei giochi di finzione ed i loro rapporti con la realtà è Paul Harris studioso dello sviluppo della fantasia in età evolutiva. In questa cornice teorica, lo sviluppo di tali giochi è alla base dell’esplorazione di altri mondi possibili, caratteristica riscontrabile anche in età adulta, ed è influenzato dal tipo di educazione ricevuta, seguendo un percorso concomitante allo sviluppo del linguaggio. Nelle ultime pagine del capitolo, viene chiarito il rapporto tra fantasia e realtà, di come la linea divisoria possa essere estremamente sottile pur rimanendo una necessaria demarcazione tra i due livelli. Inoltre, in queste stesse pagine si critica il punto di vista che vede la fantasia in contrapposizione alla ragione muovendo da risultati scientifici desunti da prove dove, ad una prima attribuzione di ipotesi sensate nel caso di storie frammentate, segue una facilitazione nell’individuare regolarità logiche all’interno di sequenze di lettere (pag. 55).

Proprio dal rapporto tra fantasia e ragionamento, parte il terzo capitolo all’interno del quale è importante, e alquanto originale, la descrizione delle regole e delle strategie proprie del modo di dispiegarsi della fantasia. Ribadito ulteriormente lo scopo del volume, ossia la necessità di considerare il mondo della possibilità per operare scelte efficaci di fronte ad eventi, l’autore descrive i vincoli e le condizioni che regolano i modi di funzionamento dei mondi paralleli e che permettono di delineare una sintassi della fantasia (pag. 71). Se il punto di inizio del discorso è l’esempio di una storia che vede protagonista un signor Bianchi, un rappresentante di noi tutti, alle prese con una serie di coincidenze e di decisioni da cui scaturisce un incidente finale, poi l’ottica si allarga per comprendere la costruzione di opere letterarie e di film arrivando ad episodi di vita, passati presenti e futuri, dove le regole che portano a considerare vie alternative sono invarianti. Tali leggi sottendono un modo di funzionamento della fantasia rappresentabile graficamente da una catena composta da molti anelli dove le possibilità di scelta sono regolate dai vincoli propri della costruzione di mondi possibili e di possibili alternative.

Le variabili implicate nella considerazione di uno scenario possibile sono il controllo, le coincidenze, il normale e l’eccezionale probabile ed improbabile, il tempo e lo spazio; su queste variabili si può intervenire fino ad un certo punto per non scivolare dal mondo possibile a quello dell’inverosimile o dell’assurdo. Interessante è il rimando in chiave antropologica in base al quale si fa notare come la costruzione di storie, indipendentemente dai contesti e dalle culture d’appartenenza, segua sempre un numero limitato di varianti collegate al modo di decantare le variabili prese in esame.

L’ultima parte delinea la fantasia rispetto a ciò che essa non è, differenziandola dal sognare ad occhi aperti, dove viene a mancare l’aspetto di continuità con il reale e di costruzione logica, dal mondo della magia, impiegato, da piccoli, per spiegare delle situazioni e progressivamente abbandonato per via della conoscenza delle leggi di natura, e dall’illusionismo sorretto dalla natura selettiva propria dei processi visivi ed attentivi dello spettatore su cui si basa il nascondere un’altra possibilità di spiegazione. Il mondo fantastico, inoltre, viene rapportato anche ad altri ambiti rimarcando la sua preminenza nei settori considerati, secondo un approccio squisitamente razionale, distanti ed impermeabili. Esempi sono tratti da fatti storici, da esperimenti scientifici solo immaginati, da ragionamenti filosofici tesi a sollevare domande il cui filo conduttore è dato dal considerare o meno un mondo possibile dove sviluppare vie alternative e plausibili. Il sipario scende dopo aver delineato l’altra faccia della medaglia, la fantasia ammalata, per via di un carico emotivo troppo intenso, e che fa ammalare, imprigionando la mente in un mondo altro totalmente scollato dalla realtà. Mondo su cui la persona non ha più il controllo e che si traduce in vari tipi di sofferenza psichica (pag. 116).

Nell’insieme, l’opera fornisce degli spunti di rilievo soprattutto nella parte centrale in cui è possibile rintracciare una valenza pedagogica nel tentativo di educare all’uso della fantasia spiegandone le modalità di funzionamento e le regole sottostanti. Allo stesso tempo considerare l’importanza del suo uso nella vita quotidiana, e non solo in ambiti classici come la letteratura ed il cinema, favorisce un allargamento di prospettiva e l’uscita da una sterile settorialità così come da un dualismo limitante che vorrebbe il ragionamento razionale e del possibile elementi contrapposti.

Il taglio divulgativo del testo e la densità di collegamenti connaturata alla tematica lasciano sospeso un maggiore approfondimento soprattutto per ciò che riguarda la concettualizzazione della fantasia malata, dove risulterebbe proficua una maggiore definizione e differenziazione dei gradi e delle manifestazioni della sofferenza psicologica. Va sottolineato, comunque, che il libro risponde allo scopo iniziale dell’autore, spiegare cosa si intenda per fantasia e come questa operi, risultando d’interesse per coloro che si avvicinano al tema e per chi desidera integrare le conoscenze maturate.

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  1. “ La felicità”, Bologna, Il Mulino, 1998; “ Come funziona la mente”, Roma-Bari, Laterza 200; “ Creatività ed innovazione”, Bologna, Il Mulino, 2005; “Credere”, Bologna, Il Mulino, 2008; “Non occorre essere stupidi per fare sciocchezze”, Bologna, Il Mulino, 2010.